Stecca. Tutti gli equivoci sul locale del momento a Roma

Stecca. Tutti gli equivoci sul locale del momento a Roma

Stecca è una nuova insegna nel quartiere romano di Garbatella, dietro la quale ci sono due ristoratori già noti che si sono uniti in questo progetto innovativo.

C’è una novità a Roma che sta sulla bocca (e sull’orecchio) di tutti. Si tratta di Stecca, un locale “multisensoriale”, dove la componente uditiva non è secondaria rispetto a quella gustativa. Anche sul piano estetico non mancano gli stimoli, grazie a un design tutt’altro che banale.

A lanciarsi in questa avventura sono due nomi conosciuti da chi bazzica il mondo della ristorazione. Flavio De Maio è il Flavio del Velavevodetto, porto sicuro per chi cerca una solida cucina romana a Testaccio e a Piazza dei Quiriti, oltre che a Milano. Franco Franciosi è invece il volto di Mammaròssa di Avezzano, l’osteria contemporanea abruzzese più celebrata dalla critica gastronomica.

A loro va riconosciuto il merito di aver spezzato una recente monotonia tra le nuove aperture romane, portando in città un format originale e che, in quanto tale, va spiegato per evitare facili equivoci.

Stecca sì, ma senza stonature

Partiamo dal nome. All’interno del locale è installato un sistema audio di altissima qualità che punta a creare un’esperienza sonora immersiva tramite diffusori artigianali realizzati in legno. Potrebbe sembrare dunque singolare che un luogo del genere si chiami Stecca, termine che in gergo indica un errore di intonazione, una stonatura. In realtà l’etimologia va ricercata nello slang romanesco: steccare un piatto significa condividerlo, metterlo al centro come massima espressione della convivialità. Nel menu sono presenti proposte pensate proprio per essere ordinate dall’intero tavolo, come i Frascarelli fatti a mano con ceci e mazzancolle, aromatizzati con olio al rosmarino, presentati in un’ampia zuppiera con tanto di mestolo.

Molto più di un listening bar

L’idea di dotarsi di un impianto audio di altissimo livello trae ispirazione dai Jazz Kissaten, bar di Tokyo dove l’ascolto di musica è protagonista, in un ambiente che ne favorisce la fruizione. L’approccio, più o meno fedelmente, è ricalcato dai cosiddetti listening bar contemporanei, ma tale definizione sta decisamente stretta a Stecca. Qui la vocazione principale resta quella gastronomica, con Flavio De Maio e Franco Franciosi che fanno dialogare la Capitale con la montagna abruzzese. È il caso, ad esempio, del Carciofo della Tradizione o dei Rigatoni Garbatella, serviti con gli involtini a parte.

C’è poi la riuscita Onion Surprise, cipolla arrosto svuotata e riempita di baccalà mantecato. Immancabile è l’Agnello, in doppia cottura con misticanza di contorno.

Stecca

La carta dei vini è curata da Daniela Franciosi, responsabile della cantina di Mammaròssa che, in continuità con quanto accade in cucina, si concentra sull’Abruzzo e sul Lazio. Ma il rapporto privilegiato con produttori naturali e artigianali si allarga anche al resto d’Italia e all’Europa, in particolare alla Francia, Champagne compreso.

Non è la classica trattoria di Garbatella

La scelta di aprire a Garbatella non è stata casuale. Il quartiere incarna infatti una precisa filosofia dell’abitare che qui prese forma negli anni Venti del Novecento. Questa sorta di città-giardino fu progettata, a livello architettonico e urbanistico, per favorire la vita collettiva nei famosi lotti, dotati di cortili comuni e piazze interne, veri luoghi di relazione quotidiana. Un’attitudine alla socialità che da Stecca si concretizza nei già citati piatti da condividere. Nonostante ciò e al netto del pavimento, ispirato a quello storicamente presente nelle case della zona, l’estetica di Stecca si eleva rispetto a una classica trattoria di un quartiere un tempo operaio.

La passione di Franco Franciosi per i designer degli anni ’50 e ’60 è evidente nelle linee pulite, nel bianco predominante e il ricorso a elementi in legno. Gli sgabelli del banco richiamano quelli utilizzati dagli architetti di un tempo per lavorare al tecnigrafo, mentre il soffitto, al di là delle funzioni fonoassorbenti, è una colta citazione delle atmosfere dei quadri di Hopper.

Ultime avvertenze

In fase di prenotazione scegliete se stare in sala o al bancone: inevitabilmente vivrete una serata diversa a seconda di dove deciderete di accomodarvi. L’ottimo pane di Mammaròssa (Miglior pane al ristorante secondo la guida 2024 de L’Espresso) è una vera tentazione, ma vitate di abbuffarvi intingendolo nell’olio, perché le porzioni delle portate sono generose. A tal proposito, sebbene non tutti i piatti rientrino tra quelli pensati per la condivisione, in realtà alcuni lo sono comunque e questo giustifica anche alcuni prezzi apparentemente sopra le righe.

Stecca

Viale Guglielmo Massaia, 28
Sito | Instagram
Telefono: 0601906053


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